Tra le varie architetture che “popolano” le colline di
Napoli ne spicca una in particolare, progettata anche per essere notata: Villa
Crespi.
Mentre la parte inferiore della costruzione resta aggrappata al
costone tufaceo situato tra le curve di via Orazio e la sottostante Mergellina,
ai piani superiori sfida la legge di gravità e si lancia nel vuoto con uno
sbalzo drammatico che gareggia con le terrazze della Casa sulla Cascata di Wright. Un esile
pilastro, piantato nel fianco della collina di Posillipo, si incarica di
equilibrare questo ardito gioco strutturale attraversando la costruzione per
tutta la sua altezza, sostenendone e sospendendo nel vuoto il volume superiore. Ad accentuare
l’intenzione di librare nel vuoto l’abitazione contribuisce anche la scelta di
utilizzare ringhiere metalliche al posto dei parapetti pieni in muratura per
delimitare le terrazze a sbalzo; un artificio che permette probabilmente di
godere maggiormente della splendida vista del golfo di Napoli.
La villa è opera dell’architetto Davide Pacanowski, allievo
di Le Corbusier a Parigi e della lezione del maestro riprende sicuramente molti
punti: l’aspetto estetico con l’utilizzo di volumi e piani puri ben proporzionati;
la facciata libera; il colore bianco, che qui crea un piacevole contrasto con
il tufo; il tetto giardino, curatissimo.
Dove, invece, si distacca da Le Corbusier è nella
integrazione del fabbricato con il contesto (sembra quasi la naturale
continuazione del blocco tufaceo e inoltre cerca di instaurare una relazione
dinamica con il panorama) ma soprattutto nelle soluzioni strutturali, molto più
vicine alla lezione dell’architettura organica di Wright.
Ancora oggi la costruzione conserva la sua immagine di
modernità e continua a trasmettere stupore ed ammirazione.
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